San Giorgio, nacque in Palestina e morì decapitato nel 287: la leggenda del drago in Brianza fu tramandata molto più tardi, durante il XII secolo, da parte dei crociati che tornavano dalla Terra Santa.
La leggenda, è conosciuta come “San Giorgio e il Drago” e trova riscontro nei Bestiari medievali (Liber Notitie Sanctorum Medionalii) , dove si racconta che il Santo visse in Brianza e all'esistenza di un raccapricciante drago alto che da Erba imperversava fino alla Valassina, appestando l’aria col suo fiato pestifero.
Non passava giorno senza che, il drago, facesse strage di tutto, fino a quando il popolo decise di placare le sue ire e la sua ingordigia, dando da mangiare in sacrificio al drago dei giovani estratti a sorte dai villaggi circostanti.
Un giorno, venne estratta la bella principessa Cleodolinda di Morchiuso, ma il sacrificio fu scongiurato all’ultimo istante quando, in soccorso della nobile fanciulla, giunse cavalcando San Giorgio, che ammansì la belva offrendogli fiori di sambuco: San Giorgio, salvò la principessa e decapitò il drago:
La testa del mostro alato rotolò in discesa fino al Lago di Pusiano e la leggenda vuole che ancora oggi le acque del Lago custodiscano la testa mozzata del drago famelico
Da allora, San Giorgio divenne uccisore di draghi, per antonomasia.
La tradizione vuole che ancora oggi, tutti gli anni, il 24 aprile, giorno di San Giorgio, in Brianza si preparano i "Pan meitt de San Giorg", dolci di farina gialla e bianca, latte, burro e fiori essiccati di sambuco.







